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Le produzioni biologiche sono le manifestazioni più evidenti di un nuovo modo di fare agricoltura, più attento ai possibili effetti negativi sulla salute dell'uomo e sull'ambiente. Possiamo definire l'agricoltura biologica come "quell'insieme di tecniche agronomiche fondate sulle naturali interazioni tra organismi viventi, pedoclima e azione dell'uomo e che escludono l'impiego di prodotti chimici di sintesi." Si tratta di un sistema produttivo spesso assai sofisticato, che mette al primo posto non la produzione fine a se stessa (produrre più possibile), ma la produttività nella salvaguardia della salute dell'uomo e dell'ambiente in cui vive. Nata ad inizio secolo più con connotati filosofici e ideali che come tecnica agronomica a se stante, l'agricoltura biologica è passata in questi ultimi anni da fenomeno d'élite a movimento di massa: sono sempre di più gli agricoltori che scelgono questo modello produttivo per le loro aziende. Non esiste un'unica scuola del biologico alla quale fare riferimento; le diverse impostazioni, comunque, sono basate su una serie di criteri comuni. Semplificando si può dire che nell’agricoltura biologica vigono i seguenti principi: a) Rispettare l’equilibrio tra piante, insetti, funghi, animali, uomo ed ambiente. b) La fertilità del suolo è mantenuta (o aumentata) mediante: • adeguate rotazioni; • uso di letame o altra sostanza organica; • tecniche del sovescio, dell’inerbimento, delle lavorazioni minime o, comunque, rispettose della vita del terreno; • materiale compostato; ecc. c) il controllo degli insetti dannosi è attuato con: • coltivazione di cultivar resistenti; • Ricorso ai naturali predatori dei fitofagi; • Lancio di maschi sterili; • Cattura massale; • Confusione sessuale; • Uso di batteri e virus letali per i parassiti; • Impiego di insetticidi naturali; • Utilizzo di estratti e macerati vegetali; • Creazione di ambienti semi-naturali; • Adeguate pratiche agronomiche (concimazioni, potature, ecc.). d) il controllo dei parassiti vegetali è attuato con: • Coltivazione di cultivar resistenti; • Uso di sostanze naturali caratterizzate da bassissima o nulla tossicità verso l'uomo (zolfo, rame, carbonato di calcio, propoli, ecc.); • Adeguate pratiche agronomiche (forma d'allevamento, potature, ecc.). e) il controllo delle infestanti avviene anche tramite: • Lavorazioni del terreno adeguate; - Sfalcio in prefioritura; • Pascolo; • Pirodiserbo; - ecc. Nella seconda metà di questo secolo, l'agricoltura ha subito mutamenti più profondi e radicali di quanto non fosse avvenuto nei secoli precedenti. La logica della massima produzione, le tecnologie sempre più sofisticate, la drastica riduzione e spesso la scomparsa della civiltà rurale hanno determinato l'industrializzazione dell'agricoltura. È cresciuto così l'impatto ambientale e sociale dell'attività agricola, che era sempre stata custode di equilibri biologici e culturali. La drastica riduzione della sostanza organica, la riduzione dell'attività biologica ed il progres-sivo isterilimento dei suoli, l'erosione dei terreni declivi, l'abbassamento delle falde, la quasi scomparsa delle varietà locali e della diversità biologica, l'appiattimento del paesaggio, l'esplosione di nuove malattie sempre più virulente e meno controllabili, la subordinazione dell'agricoltura alle scelte dell'industria e del grande commercio, l'espropriazione di una cultura e di conoscenze millenarie... sono solo alcune delle conseguenze registrate in questi ultimi cinque decenni. L'agricoltura biologica non è un'agricoltura di sostituzione, in cui al posto di un prodotto chimico di sintesi si utilizza un prodotto naturale, ma è il tentativo di ristabilire equilibri compromessi per dare un futuro alle nuove generazioni. Più....
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